Anco Marzio

Anco Marzio (latino Ancus Marcius) (640 a.C.-616 a.C.)

Fu il quarto Re di Roma e l’ultimo di origine sabina, appartenente all’antica gens Marcia, probabilmente leggendario.

Come Numa Pompilio, ritenuto suo nonno, era amante della pace e della religione, ma fu obbligato a fare la guerra per difendere i suoi territori. Sconfisse i Latini ed insediò un certo numero di loro sull’Aventino e nella Valle Murcia, creando così il primo nucleo della Plebe romana Fortificò il Gianicolo, gettò il primo ponte di legno sul Tevere, il Ponte Sublicio, fondò il porto di Ostia collegandola a Roma con la Via Ostiense, stabilì le saline e costruì una prigione.

A lui si fa discendere la definizione dei riti che dovevano essere seguiti dai Feciali perché la guerra dichiarata ai nemici non dispiacesse agli dei e potesse essere quindi una “guerra giusta”.

Anco Marzio è soltanto un duplicato di Numa, come è indicato dal suo secondo nome, da Numa Marzio, dal confidente e pontefice di Numa, non essendo niente altro che Numa Pompilio stesso, rappresentato come sacerdote.

L’identificazione con Anco è indicata dalla leggenda che indica quest’ultimo come un costruttore di ponte (pontifex), il costruttore del primo ponte di legno sopra il Tevere. È nell’esercizio delle sue funzioni sacerdotali che la somiglianza è mostrata più chiaramente. Come Numa, Anco Marzio morì di morte naturale. Gli successe Tarquinio Prisco.

[Romolo] [Numa Pompilio] [Tullo Ostilio] [Anco Marzio] [Tarquinio Prisco] [Servio Tullio] [Tarquinio il superbo]

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