Manoscritto Nestoriano

Il manoscritto Nestoriano

Cronaca di Nestor o Manoscritto Nestoriano
  • Per lungo tempo la stesura era attribuita a un monaco di nome Nestor per questo nella storiografia russa è conosciuta come Cronaca di Nestor o Manoscritto Nestoriano .
  • La convinzione corrente è che la Cronaca sia un collage di molti frammenti di cronache e che l’attribuzione a Nestor sia legata al suo ruolo di estensore di parte del materiale e di raccolta degli altri contributi. Altri frammenti sono attribuiti a tale Sylvester, che fu hegumen ( priore?) del convento di San Michele nel villaggio di Vydubychi vicino a Kiev, durante il regno di Vladimir II Monomaco.

L’originale, purtroppo è andato perduto, e la copia più antica ha sicuramente subito integrazioni posteriori, rendendo difficile stabilire l’esatto contenuto del testo originale.

Numerosi studiosi hanno tentato di ricostruire il testo originale basandosi sulle copie posteriori e su annotazioni provenienti da altre cronache.

La Cronaca di Nestore o Cronaca degli anni passati

Per lungo tempo la stesura della Cronaca di Nestore, nota anche come Cronaca degli anni passati (Povest’ vremennych let), attribuita al monaco Nestore.

Per questo motivo l’opera è conosciuta nella storiografia russa come Cronaca Nestoriana o Manoscritto Nestoriano.

Gli studiosi ritengono che la Cronaca sia il risultato della raccolta e della rielaborazione di numerosi testi e cronache precedenti. L’attribuzione a Nestore sarebbe quindi legata al suo ruolo di compilatore e redattore di parte del materiale.

Alcuni frammenti sono attribuiti a Silvestro (Sylvester), egumeno del monastero di San Michele nel villaggio di Vydubyči, presso Kiev, durante il regno di Vladimir II Monomaco.

L’originale dell’opera è andato perduto e le copie giunte fino a noi contengono integrazioni e modifiche successive. Per questo motivo risulta difficile stabilire con precisione il contenuto del testo originario e individuare il numero degli autori che contribuirono alla sua redazione.

Nel corso dei secoli numerosi studiosi hanno cercato di ricostruire la versione originale della Cronaca attraverso il confronto delle copie più tarde e delle citazioni presenti in altre cronache medievali.

I manoscritti della Cronaca

La Cronaca è stata tramandata da diversi manoscritti non contemporanei all’opera originale. Il più antico conservato è il Codice Lavrentiano (Lavrentievskij spisok), risalente al 1377. Deve il suo nome al monaco Lavrentij, che ne realizzò una copia per ordine di Dmitrij Konstantinovič, principe di Suzdal’.

Questo manoscritto contiene numerose aggiunte provenienti da cronache successive, comprese quelle della Volinia e di Novgorod, e rappresenta una delle principali fonti per lo studio della storia della Rus’ di Kiev.

Contenuti e fonti storiche

Come molte cronache medievali, la Cronaca degli anni passati inizia con il racconto del Diluvio Universale. Il compilatore dimostra una profonda conoscenza della storiografia bizantina, utilizzando in particolare le opere di Giovanni Malala e Giorgio Amartolo. È inoltre probabile che abbia consultato altre cronache slave oggi perdute.

L’opera mescola eventi storici e tradizioni leggendarie. Alcuni passaggi presentano uno stile poetico che fa pensare all’influenza delle byliny, i poemi epici della tradizione slava orientale.

Tra gli episodi più celebri narrati nella Cronaca figurano l’arrivo dei tre fratelli variaghi Rurik, Sineus e Truvor, la fondazione di Kiev, l’uccisione di Askold e Dir, la morte del principe Oleg e la vendetta di Olga contro i Drevliani per l’assassinio del marito Igor.

Di particolare interesse è anche il racconto dell’opera missionaria dei santi Cirillo e Metodio presso i popoli slavi. Alla Cronaca si deve inoltre la celebre narrazione della conversione della Rus’ al cristianesimo sotto Vladimir il Santo, che fece abbattere gli idoli di Perun e delle altre divinità della religione slava pagana.

L’attendibilità della Cronaca

Come testimone diretto, il cronista descrive principalmente gli avvenimenti relativi ai regni di Vsevolod e Svjatopolk tra il 1078 e il 1112. Egli afferma tuttavia di aver raccolto numerose informazioni da anziani contemporanei.

Tra questi vengono citati Giurata Rogovič di Novgorod, esperto delle regioni settentrionali della Rus’, della Pečora e di altri territori, e Jan, figlio di Višata, voivoda di Jaroslavl’, morto nel 1106 all’età di novant’anni. Queste testimonianze costituiscono una parte importante delle fonti utilizzate dal cronista.

La lingua della Cronaca

La lingua della Cronaca, come emerge dal più antico manoscritto conservato, è il paleoslavo ecclesiastico con numerosi elementi lessicali e grammaticali riconducibili all’antico russo. Questo aspetto rende l’opera una fonte di grande valore non solo per la storia della Rus’ di Kiev, ma anche per lo studio dell’evoluzione delle lingue slave orientali.